Facciamo squadra

Insieme possiamo aumentare le possibilità di un futuro libero dal tumore al seno.

La nostra è una ‘partita’ che non finisce dopo l'intervento chirurgico: ognuna di noi può avere un rischio di recidiva e parlarne apertamente con il clinico può aiutarci a trovare il percorso, terapie adiuvanti incluse, che ci allontana dal rischio che la malattia si ripresenti.

Nel nostro “secondo tempo” non siamo sole: i professionisti della cura e le persone che hanno vissuto esperienze simili alla nostra possono aiutarci a diventare ogni giorno più consapevoli e più forti. Come una vera squadra, unita per affrontare il percorso e ottenere il miglior risultato possibile.

“Una squadra trova forza nei momenti difficili: la fiducia, i ruoli chiari e l’ascolto reciproco permettono di affrontare le sfide e trasformarle in crescita. Sentirsi parte di un team con cui costruire il percorso fa la differenza, perché dà coraggio, direzione e la spinta per andare avanti.”

Rita Guarino
coach internazionale e testimonial ispirazionale dell’importanza di fare squadra e giocare d’anticipo, sul campo come nella vita. E in ogni percorso di cura.

Rita Guarino

Il rischio di recidiva e la terapia adiuvante:
un ‘secondo tempo’ da affrontare insieme.

Conoscere il nostro rischio di recidiva può aiutarci a giocare d’anticipo contro il possibile ritorno del tumore al seno.

Sai che 1 donna su 2 non si sente pienamente informata su come ridurre il rischio di recidiva?

Il rischio di recidiva è più alto nei primi 5 anni dalla diagnosi.
Ma il tumore al seno può tornare anche dopo 10 o 20 anni.

Ogni donna ha un rischio di recidiva diverso.
Il modo migliore per comprenderlo è confrontarsi con il proprio medico, per definire insieme una strategia di prevenzione condivisa.

Gli effetti collaterali non sono uguali per tutte,
né i trattamenti hanno lo stesso impatto sulla quotidianità.
Scegliere il percorso di cura è un processo condiviso:
insieme al proprio medico è possibile individuare il trattamento più adatto a ciascuna persona.

Lo stile di vita può avere un ruolo importante nel percorso di cura, accanto alla terapia farmacologica. Alimentazione equilibrata, attività fisica e attenzione al benessere psicologico possono contribuire a vivere meglio la terapia e a gestirne gli effetti nella quotidianità.

Rivolgiti al tuo medico per sapere di più e studiare insieme la miglior strategia possibile.

Se vuoi saperne di più consulta il nostro form di Q&A

Coach Academy:
una guida per accompagnarci passo dopo passo

Nel percorso di cura, avere accanto qualcuno che sappia “fare da coach” può fare davvero la differenza: una guida che ci aiuta a capire le nostre esigenze e a scegliere giorno dopo giorno la mossa giusta per andare avanti.

Per questo nasce Coach Academy: una serie di video con diversi “esperti della squadra” che condividono consigli pratici e strumenti utili per affrontare il percorso adiuvante con maggiore consapevolezza, fiducia e serenità.

APPROFONDIAMO INSIEME

Gli articoli che possono aiutarci a scoprire di più su recidiva e terapia adiuvante.

Vuoi saperne di più?

Scopri le domande e le risposte più frequenti sulla recidiva e la terapia adiuvante e utilizzale come base a cui aggiungerne altre da fare al tuo medico

Oggi sappiamo che, grazie alla diagnosi precoce e ai progressi delle terapie, la maggior parte delle donne non va incontro a una recidiva. Gli studi di popolazione condotti anche in Italia indicano che, nel complesso, circa 1 donna su 5 può andare incontro a una ripresa della malattia nel corso dei primi 10 anni dalla diagnosi.

Questo significa che circa 4 donne su 5 non sperimentano una recidiva, soprattutto quando seguono il percorso di cura, le terapie adiuvanti e i controlli di follow-up indicati dal team medico.

È importante ricordare che questo dato rappresenta una media: il rischio non è uguale per tutte e può variare significativamente da persona a persona, perché dipende da molti fattori, ad esempio le caratteristiche biologiche del tumore, lo stadio della malattia alla diagnosi, l’efficacia del trattamento iniziale, la risposta alle terapie.

Proprio per questo, conoscere il proprio rischio individuale, mantenere un dialogo aperto con il medico e partecipare attivamente al follow-up permette di giocare d’anticipo e di concentrarsi su ciò che è davvero nelle proprie mani. Fare squadra con il proprio team di cura aiuta ad affrontare il futuro con maggiore consapevolezza e serenità.

Raggiungere cinque anni senza segni di malattia è un traguardo importante e positivo. Per molte donne rappresenta l’inizio di una fase di maggiore serenità, perché il numero più alto di recidive si osserva proprio nei primi 2–5 anni dalla diagnosi.

Allo stesso tempo, è utile sapere che una ripresa della malattia può verificarsi anche oltre questo periodo. Essere libere da malattia a cinque anni significa che in quel momento non ci sono evidenze di tumore, ma non sempre equivale a poter parlare di guarigione definitiva.

Per questo, in qualunque fase del percorso ti trovi, seguire il percorso di esami e controlli nella fase di follow-up e adottare anche successivamente le buone pratiche di prevenzione aderendo agli screening oncologici, può fare una grande differenza, perché consente di individuare in fase precoce eventuali segni di recidiva e di intervenire prontamente.

Altrettanto importante è avere un dialogo continuativo e consapevole con il proprio team di cura. Sono passi concreti che aiutano a prendersi cura della propria salute nel tempo e a giocare d’anticipo, concentrandosi su ciò che è davvero nelle proprie mani.

Il rischio che il tumore al seno possa tornare non è uguale per tutte le persone e dipende da diversi fattori. Alcuni tra i fattori più importanti sono quanto la malattia era estesa alla diagnosi e le caratteristiche del tumore.

In particolare, contano:

  • il coinvolgimento dei linfonodi;
  • le dimensioni del tumore;
  • il grado, che misura quanto il tumore è “attivo”;
  • l’indice di proliferazione, che indica quanto le cellule tumorali si moltiplicano rapidamente;
  • la predisposizione genetica.

Influiscono anche il tipo di tumore (sottotipo), l’efficacia e completezza del trattamento iniziale e la risposta alle terapie, insieme all’aderenza alle terapie prescritte e ai controlli di follow-up.

Grazie ai progressi della ricerca scientifica, oggi la maggior parte delle persone non va incontro a una recidiva, ma conoscere i fattori che incidono sul proprio rischio e parlarne in maniera consapevole con il team di cura aiutano a “giocare d’anticipo”.

Dopo aver completato il trattamento, il team medico pianifica una serie di visite di controllo: il cosiddetto follow-up. Solitamente le visite si svolgono ogni 3-4 mesi nei primi 2 anni dopo la conclusione del trattamento, ogni 6-8 mesi nei successivi 3-5 anni e, successivamente, una volta all’anno.

Se stai bene e non hai sintomi nuovi o persistenti, non sono necessari di routine esami come TAC o PET, né controlli frequenti dei marcatori tumorali nel sangue. Nelle persone senza sintomi, questi esami non hanno dimostrato di migliorare la sopravvivenza e possono portare inutilmente ad ansia e allarmismi.

Anche dopo un intervento di chirurgia conservativa (lumpectomia) è importante continuare a sottoporsi regolarmente alla mammografia, secondo le indicazioni del team medico. In alcune situazioni specifiche, possono essere aggiunti l’ecografia o la risonanza magnetica.

Dopo una mastectomia, anche se il seno è stato rimosso, è comunque importante osservare e palpare la zona operata, la cicatrice e l’ascella.

Le evidenze scientifiche mostrano che aderire al piano di cura prescritto e fare prevenzione attraverso uno stile di vita sano sono le strategie più efficaci per ridurre il rischio di recidiva.

Seguire i trattamenti adiuvanti è fondamentale, perché sono progettati proprio per abbassare il rischio.

L’attività fisica regolare e un’alimentazione sana ed equilibrata contribuiscono alla salute generale, aiutano a mantenere un peso corporeo adeguato e a sostenere la risposta del corpo alle terapie.

Prendersi cura anche del proprio benessere psicologico è fondamentale, perché aiuta ad affrontare meglio il percorso nel tempo.

Dopo la rimozione del tumore, il team medico ha a disposizione diverse tipologie di trattamento, la cosiddetta terapia adiuvante, che possono ridurre il rischio che la malattia ritorni.

La terapia adiuvante può includere chemioterapia, radioterapia, terapia ormonale e trattamenti con farmaci che colpiscono specifici bersagli molecolari.

Anche lo stile di vita ha un impatto sulla riduzione del rischio di recidiva: seguire il piano di cura, mantenersi attivi, seguire un’alimentazione equilibrata e partecipare regolarmente ai controlli programmati.

Oggi i medici dispongono di opzioni di trattamento efficaci e personalizzate. Tuttavia, non tutti i trattamenti hanno lo stesso impatto sulla qualità di vita e non tutte le persone li tollerano allo stesso modo.

Per questo è importante parlare del trattamento insieme al team medico, valutando benefici attesi, possibili effetti collaterali, esigenze personali e stile di vita.

Una decisione condivisa permette di affrontare la cura con maggiore consapevolezza, realismo e serenità.

La paura che la malattia possa tornare è molto comune anche dopo le cure ed è una reazione normale.

Pratiche semplici come la respirazione lenta, la mindfulness e gli esercizi per riportare l’attenzione al presente possono aiutare a ritrovare la calma.

Molte persone trovano utile anche parlarne con una/un professionista del supporto psicologico o partecipare a gruppi guidati o alle attività delle associazioni di pazienti.

Anche praticare regolarmente attività fisica, dormire bene, mangiare in modo equilibrato e seguire la terapia prescritta aiuta a ritrovare un senso di controllo sulla propria vita quotidiana.

FA-11645163 Apr. 2026